Fidel castro e il diritto alle nazionalizzazioni

Pubblichiamo una parte del discorso di Fidel Castro il 26 settembre 1960 alle Nazioni Unite, negli Stati Uniti, sul tema del diritto dei Popoli alla nazionalizzazione delle strutture strategiche.

“Cuba: Dio Patria Socialismo” NovaEuropa 2017

I problemi del popolo di Cuba con il governo degli Stati Uniti, sono simili ai problema che avrebbe l’Arabia Saudita se nazionalizzasse il suo petrolio, o l’Iran, o l’Iraq.  Gli stessi problemi che ha avuto l’Egitto quando nazionalizzò, giustamente, il canale di Suez, gli stessi problemi che ebbe l’Oceania quando volse di essere indipendente, cioè, l’Indonesia quando volse essere indipendente.  La stessa invasione per sorpresa dell’Egitto, la stessa invasione per sorpresa del Congo.

Ha mancato per caso pretesto ai colonialisti od agli imperialisti per invadere? Mai! Hanno avuto sempre a mano qualche pretesto. E chi sono i paesi colonialisti, chi sono i paesi imperialisti? Quattro o cinque paesi sono possessori. Non quattro o cinque paesi ma quattro o cinque gruppi di monopoli sono i possessori della ricchezza del mondo.

Se a questa Assemblea arrivasse un personaggio interplanetario che non avesse mai letto né il Manifesto Comunista di Carlo Marx né le notizie dell’UPI o dell’AP né le altre pubblicazioni monopolistiche, e chiedesse come è ripartito il mondo, com’è distribuito il mondo, e che vedesse su una carta che le ricchezze sono divise tra i monopoli di quattro o cinque paesi, senza alcun’altra considerazione, direbbe:  “Il mondo è mal ripartito, il mondo è sfruttato.”

E’ qui, dove la stragrande maggioranza dei paesi sottosviluppati potrebbe dire:  “La stragrande maggioranza dei popoli che rappresentate sono sfruttati, sono stati sfruttati da molto tempo. Hanno variato la forma di sfruttamento, ma non hanno lasciato di essere sfruttati.”  Ecco il verdetto.

[…]

Nel caso dell’Algeria siamo cento per cento di fianco al diritto del popolo dell’Algeria e della sua indipendenza, e, inoltre, è ridicolo così come tante altre cose ridicole che hanno questa vita artificiale favorita dagli interessi creati. E’ ridicolo pretendere che l’Algeria sia parte della nazione francese.  L’hanno anche preteso altri paesi per mantenere le loro colonie in altri tempi. Quello che si chiama “integrismo”, storicamente fallisce.  Esaminiamo la questione inversamente, diciamo che l’Algeria è la metropoli e che dichiara che un pezzo dell’Europa fa parte integrante del suo territorio. Questo è proprio un motivo che non c’entra e che non ha alcun senso. L’Algeria, signori, appartiene all’Africa, così come la Francia appartiene all’Europa.

Tuttavia, molti anni fa, quel popolo africano ingaggia una lotta eroica contro la metropoli. Forse nel momento in cui stiamo a discutere tranquillamente, sui villaggi algerini cadono bombe lanciate dal governo e dall’esercito francese. E muoiono gli uomini in una lotta dove non c’è alcun dubbio su chi ha il diritto e che può risolversi prendendo in considerazione anche gli interessi di una minoranza, che è quella che prende anche come pretesto per negare loro il diritto all’indipendenza alle nove decime parti della popolazione dell’Algeria.  Tuttavia, non facciamo niente.   Ci siamo recati subito al Congo ma siamo poco entusiasti di recarci in Algeria!  E se il governo algerino — che è anche un governo perché rappresenta milioni di algerini che lottano— chiede la presenza delle forze delle Nazioni Uniti, ci saremmo andati con lo stesso entusiasmo? Magari andassimo con lo stesso entusiasmo, però con propositi ben diversi, cioè, con il proposito di difendere gli interessi della colonia e non gli interessi dei colonizzatori!

Siamo, dunque, accanto al popolo algerino, cosi come siamo accanto ai popoli sottomessi al colonialismo dell’Africa ed accanto ai neri discriminati dell’Unione Sudafricana e siamo accanto ai popoli che vogliono essere liberi, non solo politicamente, perché è molto facile avere una bandiera, uno stemma, un inno ed un colore sulla cartina, ma liberi economicamente. Perché c’è una verità che noi tutti dobbiamo conoscere, vale a dire, non c’è indipendenza politica senza indipendenza economica, che l’indipendenza politica è una bugia se non c’è l’indipendenza economica. Quindi, l’aspirazione di essere affrancati politicamente ed economicamente la sosteniamo noi, non soltanto ad avere una bandiera ed uno stemma ed una rappresentanza alle NU. Noi vogliamo accennare un altro diritto, un diritto che è stato proclamato dal nostro popolo in una riunione massiva tenutasi di recente: il diritto dei paesi sottosviluppati a nazionalizzare senza indennizzo le risorse naturali e gli investimenti dei monopoli nei loro rispettivi paesi. Ossia, che noi difendiamo la nazionalizzazione delle risorse naturali e degli investimenti stranieri nei paesi sottosviluppati.

E se coloro assai industrializzati lo vogliono anche fare, noi non ci opponiamo.

Perché i paesi possano essere veramente liberi politicamente, devono essere veramente liberi economicamente, ed allora aiutateli.

[…]

Proclamiamo il diritto dei popoli alla loro integrità, il diritto dei popoli alla loro nazionalità, e cospirano contro il nazionalismo coloro che sanno che il nazionalismo significa la brama di recuperare ciò che gli appartiene, le loro ricchezze, le loro risorse naturali.

Siamo, infatti, a favore di tutte le nobile aspirazioni di tutti i popoli.  Ecco il nostro atteggiamento. Siamo e saremo sempre a favore di tutto ciò che è giusto: contro il colonialismo, contro lo sfruttamento, contro i monopoli, contro il militarismo, contro la corsa agli armi, contro il gioco alla guerra. Saremo sempre contro tutto quello. Ecco il nostro atteggiamento.

E per concludere, in ottemperanza del nostro dovere, voglio riprendere in questa Assemblea la parte essenziale della Dichiarazione dell’Avana.  Sapete che la Dichiarazione dell’Avana è stata la risposta del popolo di Cuba alla Carta del Costa Rica. Non si sono riuniti né 10 né 100 né 100.000, si sono riuniti più di un milione di cubani. Coloro che lo dubiteranno possono contargli al prossimo raduno o assemblea generale che terremo a Cuba, nella certezza che verranno uno spettacolo di popolo fervido e di popolo consapevole, che difficilmente avranno avuto occasione di vedere in precedenza, e che solo si vede quando i popoli difendono con fervore i loro interessi più sacri.

In quell’assemblea di risposta alla Carta del Costa Rica, sentito il popolo e di seguito all’acclamazione del popolo, si proclamarono questi principi come i principi della Rivoluzione Cubana:

[…]

“Quindi, l’Assemblea Generale Nazionale del Popolo di Cuba, proclama di fronte all’America” — e lo proclama qui davanti al mondo:

“Il diritto dei contadini alla terra; il diritto dell’operaio al frutto del suo lavoro; il diritto dei bambini all’istruzione; il diritto dei malati al servizio medico ed ospedaliero; il diritto dei giovani al lavoro; il diritto degli studenti all’insegnamento libero, sperimentale e scientifico; il diritto dei neri e degli indiani alla ‘dignità piena dell’uomo’; il diritto della donna all’uguaglianza civile e politica; il diritto dell’anziano ad una vecchiaia sicura; il diritto degli intellettuali, artisti e scienziati a lottare, con le loro opere, per un mondo migliore; il diritto degli Stati alla nazionalizzazione dei monopoli imperialistici, ricuperando così le ricchezze e le risorse nazionali; il diritto dei paesi al commercio libero con tutti i popoli del mondo; il diritto delle nazioni alla loro piena sovranità, il diritto dei popoli a trasformare le loro caserme militari in scuole e armare i suoi operai” —perché a questo punto dobbiamo essere agli armi, cioè armare il nostro popolo per difenderci dagli attacchi imperialistici—, “contadini, studenti, al nero ed al indiano, alla donna, al giovane, all’anziano, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, perché difendano, da soli, i loro diritti e destini.”

Alcuni volevano conoscere la linea del Governo Rivoluzionario di Cuba. Ebbene, ecco la nostra linea!