La società della Contea. Appunti sulla filosofia politica di J.R.R. Tolkien

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In una lettera del 1965 a Dick Plotz J.R.R. Tolkien si lamentava che un’associazione di studio della sua opera (la “Tolkien Society of America” per l’appunto) fosse intitolata a suo nome, e non fosse piuttosto stata chiamata la Società della Contea. L’accenno alla Contea fatto in quell’occasione dal professore di Oxford (1892-1973), autore de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli, non era certo casuale, e rimandava indirettamente alla dimensione politica e sociale della sua opera: la terra degli Hobbit, infatti, è una trasfigurazione fantastica di quell’Inghilterra rurale, con i suoi ritmi e i suoi valori, che lo scrittore amava e che sentiva in qualche modo essere la sua vera “patria”.
Sul suo legendarium molto è stato scritto, tuttavia sono ancora rari i contributi che ne indagano gli aspetti politici ed economici. È dunque venuto il momento di fare un po’ di chiarezza, di smascherare gli errori e le forzature, di raccogliere quanto di buono si è prodotto sul tema e di tentare un’analisi diversa, che sfugga agli angusti limiti di certe letture di parte, valorizzando finalmente la grande complessità della Terra di Mezzo e del pensiero del suo ideatore.
La società della Contea, in particolare, ha lo scopo di dimostrare come la filosofia politica di Tolkien, radicata soprattutto nel pensiero di San Tommaso d’Aquino, si configuri come un elogio del bene comune e della comunità di contro al cinismo e al caos della società attuale.
Dietro i capolavori del professore inglese è nascosta un’intuizione geniale sulla realtà di cui la dimensione politica è indubitabilmente una delle componenti più importanti.

Il testo si completa con una pregevole prefazione di Paolo Gulisano e un saggio in postfazione del celebre studioso tolkeniano anglosassone Joseph Pearce.

Luca Fumagalli, nato a Lecco nel 1985, è laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e si occupa soprattutto dello studio e della promozione delle figure più significative del panorama cattolico britannico degli ultimi due secoli. Tra i suoi lavori si ricordano L’ombra delle mosche. Introduzione alla narrativa di William Golding (Il Cerchio, 2015), Robert Hugh Benson. Dal “Trionfo del re” al “Padrone del mondo” (Mimep Docete, 2016), Baron Corvo. Il viaggio sentimentale di Frederick Rolfe (Radio Spada, 2017), Non c’è altra via che la notte. Distopie, antiutopie e futuri da incubo in letteratura (La Vela, 2018) e Robert Hugh Benson. Sacerdote, scrittore, apologeta (Fede & Cultura, 2019).